Spiriti Liberi

Il Tutto attorno a noi


Il verde del mare

Ci sono pezzi di costa in cui il verde della vegetazione si sposa stupendamente con i toni azzurro-blu del mare, nonostante, cromaticamente, i due colori appaiano poco conciliabili. Eppure, accostati dalla natura, creano una sinergia che rinfranca gli occhi e lo spirito con la sua frizzante vitalità.

La toscana è ben zeppa di spazi verdi, spesso liberi di crescere indisturbati e protetti, che si fanno trovare anche molto vicini al mare; è il caso di Punta Falcone, una riserva naturale che si sviluppa su di un piccolo promontorio nella parte nord di Piombino,  sorridente e sobria cittadina a metà strada tra Livorno e Grosseto.

Si tratta di un parco che, introducendoci in un giardino fiorito e selvaggio costellato di barbe di giove, lecci, stracciabrache e alaterni, offre squarci appassionanti sul canale di Piombino e sulle isole appena al di là: Elba, Palmaiola, Cerboli… Le rocce, prevalemente di origine magmatica, coprono l’intera zona con un tappeto dai toni verdastri, bruno-rossastri o quasi neri, accompagnando nella breve discesa verso il mare.

Il facile ma emozionante percorso si snoda armoniosamente tra calette mangiate dalle onde, resti di guerra, siepi profumatissime, scogli e un luccicante osservatorio astronomico. Il tutto, animato da farfalle fulminee, coleottori e voli d’uccello, è ben segnalato da cartelli esemplificativi ed etichette botaniche, gentilmente apposte dai volontari su molti esemplari di piante.

Come la magica piazza Bovio in notturna, un altro posto da non perdere se ci si trova da queste parti.

Info su: Piombino turismo

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Nuove meraviglie nascoste

Mi addentro in un mondo che sembra a sé stante, incastonato tra prati, boschi e coltivi collinari, un microcosmo difficile da incasellare o accomunare ad altro, un ambiente affascinante e dall’atmosfera per certi versi… inquietante.

Nell’arco di pochi passi il terreno cambia completamente, ecco che si fa buio, la temperatura scende, l’umidità aumenta e cominciano a comparire, come immagini surreali, bastioni ritti o inclinati, canyon, voragini e stretti antri disposti senza una logica apparente e infittiti da piante strane, alberi imponenti vertiginosamente slanciati verso l’alto, radici e lunghi tralci che stringono e ammantano tutto con forza.

(Ecco a voi) Le Spurghe di Sant’Urbano.

Una zona non solo ricca di diversità biologica e suggestioni sensoriali ma anche di Storia.

Una serie di arenarie appoggiate su strati tufaceo-argillosi, lentissimamente scivolate verso valle, fratturandosi e scorrendo sul basamento calcareo che le sorregge da millenni, hanno dato origine ad un’incredibile morfologia e ad un’ecosistema tutto suo.

Io e un gruppetto di impavidi geologi le attraversiamo con la dovuta accortezza (immancabile il caschetto) guidati da chi in questi stretti e a volte invisibili passaggi si aggira come fossero le sue tasche, angoli apparentemente inospitali che nel tempo si sono rivelati rifugio, spesso salvezza e ora più rilassato godere di una natura che ancora si (e ci) protegge.

Un’altra “casa” per l’uomo sulla Terra; un altro meraviglioso ed emozionante viaggio alla sua scoperta!

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Sito comune di Montecchio Maggiore

 


Colognola ai Colli e la sua Val d’Illasi

Tra le valli veronesi che si protendono verso la pianura partendo dai monti della Lessinia, la Val d’illasi è tra quelle più profondamente incise e per questo offre maggiori occasioni di ammirare gli antichi affioramenti rocciosi che l’hanno data alla luce, tra cui la dolomia principale.

Colognola ai Colli, ridente cittadina che si apre sulle colline proprio all’imbocco di questa valle, ne offre potenti scorci oltre che molteplici testimonianze di passaggi e stanziamenti romani, castelli ben visibili e non da ultimi pregevoli testimonianze storico-architettoniche.

La Festa dei Risi e Bisi di Colognola costituisce un appuntamento imperdibile per avere un assaggio diretto di tutto questo attraverso le passeggiate programmate ogni anno dalla Proloco e che l’associazione culturale Verona Autoctona ha ideato e gestito per le domeniche del 28 maggio e del 4 giugno.

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E’ stato un piacere e un emozione accompagnare i visitatori per sentieri e stradine zeppi di storia, arte e natura in un paesaggio esteticamente armonioso e ricco di aspetti interessanti e diversificati.

Tra i tanti mi vengono in mente i soprendenti tufi basaltici di Bocca Scalucce, le pregiate cultivar di pisello, vigneto e uliveto, i cedri del Libano che assieme a gelsi bianchi e neri, bagolari e tigli spuntano dentro e fuori i favolosi giardini di ville altrettanto seducenti.

Una dolce gara dura per chi vuole riempirsi gli occhi di una bellezza che tra la Val Tramigna a est e la Val di Mezzane ad ovest esplode in sinuosi gradienti di verde coronati quà e là da opere di artisti perlopiù autoctoni.

 

Per informazioni: http://www.comunecolognola.it/hh/index.php

Associazione Verona Autoctona: https://www.veronautoctona.it/


Tutto molto entusiasmante!

Spesso le giornate più riuscite nascono nell’improvvisazione, e libere di crearsi spontaneamente scorrono perfette.

Sabato 27 maggio, una facile passeggiata guidata nel bosco si è trasformata in un viaggio affascinante raccontato da molteplici punti di vista in uno spazio naturale che è stato possibile sondare al proprio ritmo personale

Anche senza programmare tutto nei minimi dettagli, senza minuziosi accordi a monte, accade che si crei una tale magica sinergia anche tra persone che si sono appena intraviste da creare momenti di benessere e gioia arricchenti per tutti.

Io la paragono ad una sorta di comunione di intenti, che in questo caso riguardano la natura, la sua grandiosità, il rapporto con l’uomo anche attraverso l’agricoltura.

Un’agricoltura, in questo caso, tutta diversa: un passo avanti verso un’armonia complessiva che, preesistente, si è un po’ persa di vista…Ma che basta rispolverare le vecchie e sempre valide regole naturali per riconoscere e far diventare avanguardia grazie a conoscenze e tecniche in crescita costante.

Arrivederci alla prossima full immersion in quest’angolo incantevole dei Monti Berici di Lonigo

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Alcune foto del sabato a porte aperte organizzato da Organic Forest www.organicforest.it presso la propria sede di via Monte Colombara, Lonigo, durante il quale ho guidato gli ospiti in una breve escursione nel bosco vicino.

 


I pompieri di montagna

 

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Foto di Daniela Minoggio

Non sapevo esistesse questa categoria di operatori, almeno fino a lunedì di Pasquetta quando nei dintorni del Monte Paglione, in Val Veddasca, io e altre persone ci siamo imbattute in ettari ed ettari di terreno bruciato. Un incendio, scoppiato la vigilia di Pasqua, ha trasformato la sommità e molta parte dei fianchi di questa montagna nella superficie di un vulcano, con grovigli di vegetazione annerita.

Un gruppetto di persone in giacca rossa se ne sta ritto sulla sommità del monte con attrezzature varie, mentre un altro, badili in spalla, scende lungo il nostro sentiero di salita.

“Com’è successo?” – chiediamo – e le risposte non si fanno attendere perché i volontari, lì dalla mattina presto, sono comunque gentili e disponibili a parlare; forse un mozzicone di sigaretta ha innescato tutto…facile, in tanta vegetazione secca da tempo. E la pioggia non sembra prevista per almeno altri 15/20 giorni mentre il vento intenso non ha certo aiutato.

Gli uomini in loco setacciano il terreno per domare eventuali altri focolai che a volte, insidiosamente, attecchiscono alle radici che, come ci raccontano, potrebbero propagare il fuoco sotterraneamente per farlo divampare anche ad un centinaio di metri di distanza. Incredibile!

Anche una piccola brace sfuggita nella cenere in un secchio rovesciato dal vento può portare alle stesse, drammatiche conseguenze… Viene da chiedersi se sappiamo quello che facciamo. Forse dovremmo essere un po’ più presenti ai gesti che compiamo, sapere come incidono su quanto ci circonda. Non guasterebbe a nessuno un po’ di “educazione ambientale” per acquisire quegli accorgimenti a cui per ignoranza, spesso in buona fede, non si fa attenzione ma che in determinate circostanze sono fondamentali.

L’elicottero e il canadair fanno la spola con una perserveranza che ci lascia stupiti ed ammirati al tempo stesso: quanto zelo, coraggio e abilità in operazioni così rischiose! Osserviamo un attimo le evoluzioni dell’elicottero che sgancia l’acqua e si avvicina poi al lago per farne nuova scorta, tornare indietro e di nuovo bagnare dove serve.

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Foto di Daniela Minoggio

Tutte le persone che hanno lavorato qui (e a distanza) in questi giorni di festa – penso tra me e me – meriterebbero perlomeno un applauso una volta scese a valle; la mia impressione è non ci si renda conto di quanto sia impegnativo cercare di porre rimedio ad un gesto inconsulto, a meno che non lo si veda con i propri occhi.

Nel marasma di informazioni in cui ci immergiamo quotidianamente ci lasciamo troppo spesso sfuggire il contatto con il presente a livello concreto, tangibile, quando basterebbe il più delle volte osservarsi attorno per imparare e capire come funziona…il tutto attorno a noi.

Mi viene in mente un concetto espresso in varie forme da diversi autori: la vita è un continuo togliere ciò che è in più. Un tirar via per far emergere quello che conta o, come dice Mauro Corona, per vedere quello che c’è.

Altre Info:

http://www.varesenews.it/2017/04/i-nostri-50-volontari-che-hanno-spento-le-fiamme-del-paglione/613967/

https://www.laregione.ch/storia/incendi-nel-gambarogno-e-nella-valle-cannobina/41316


Rimembranze di viaggi nel Buio

Con i primi tepori primaverili l’entusiasmo di muovermi in più direzioni subisce un’intensa accelerazione, compresa la voglia di infilarmi in qualche antro oscuro a meravigliarmi, cercare con lo sguardo e ricaricarmi. Durante malcapitate giornate di forzata inattività può accadere che il pensiero corra al tempo di esperienze passate e così, dal bagaglio di sensazioni ed emozioni annotate dentro, emerge anche l’eco di parole vergate a caldo, di ritorno da un viaggio al buio…

“Un sogno che diventa realtà!”, scrissero su di lei gli scopritori nel maggio del 1995; “ma è…è la realtà che supera l’immaginazione!”, esclamo con ammirato stupore poco dopo esservi entrata ed averne intravisto le prime, maestose forme…

La Cueva del Rio La Venta, in Chiapas, accompagna in 10 km di calcare sotterraneo il tragitto del Rio omonimo nella sua corsa verso il cielo aperto e svela al suo interno un meraviglioso avvicendarsi di scenari sempre diversi che l’acqua ha disegnato con grazia, violenza, precisione e spietatezza; sculture e architetture che la grotta, dotata di vita propria, ha fatto sue, modificandole e custodendole gelosamente per migliaia di anni, divenendo testimone di molto più che di se stessa.

 E’ il 29 aprile 2012 e il gruppo di 19 persone, tra italiani e costaricensi, che si accinge ad entrare, si è formato nell’ambito della spedizione Chiapas 2012 dell’associazione La Venta , che da molti anni svolge attività di ricerca e documentazione in questa zona.

“Qui comincia un viaggio; e alla fine capirai perché”. In testa al nostro allegro “squadrone”, uno dei suoi primi esploratori, sguardo rivolto a quel mondo che sta per aprirglisi nuovamente davanti agli occhi, mi preannuncia quello che un’indicibile emozione mi stava già suggerendo, con un fremito forse dovuto alla vicinanza di un ambiente dominato da così potenti forze naturali.

Inizia un’avventura…

..che vi auguro di poter immaginare e poi, se volete, di vivere.


La montagna…aiuta

Che la montagna, il contatto con la natura in generale, facesse bene a più livelli, è una cosa di cui sono sempre stata convinta, ma venerdì scorso ho scoperto che è un dato riconosciuto anche in ambito sanitario; costituisce infatti un vero e proprio approccio terapeutico, oggetto di ricerche e piani di azione mirati ad aumentare il benessere delle persone e/o ad alleviarne i disagi.

In occasione della serata del 10 febbraio scorso che “Equilibero” (https://www.equilibero.org) ha dedicato alle attività svolte e in programma, sono entrata in contatto con una delle associazioni – in questo caso di promozione sociale – che realizza progetti d’intervento basati su questo protocollo.

L’atmosfera che si respira è familiare, come ad un ritrovo tra amici, e tuttavia ho potuto facilmente intuire la cura e la preparazione con cui vengono pensate e fatte le cose.

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