Spiriti Liberi

Il Tutto attorno a noi


Una montagna con sopra un lupo è una montagna più alta (Edward Hoogland)

Quella di domenica 6 maggio scorso, a Villa Quaranta di Pescantina, è stata una conferenza per molti versi illuminante: non tanto perché abbia fornito – utopisticamente – un’approfondita conoscenza del grande carnivoro, anche se non sono mancati molti interessanti ragguagli sulla sua natura, quanto perché ha penetrato il più ampio scenario in cui si colloca, fornendo molti stimoli e spunti utili a capire.

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Un contesto che coinvolge vari aspetti, da quello naturalistico-ambientale a quello sociale, culturale ed economico, efficacemente affrescati dai relatori presenti e ben organizzati in un unico confronto.

Innanzitutto, giova ricordare un dato fondamentale emerso: il genoma del Canis lupus Italicus (diffuso soprattutto in Appennino) è unico al mondo, ed è una sottospecie di grande successo ecologico – dovuto alla sua estrema adattabilità – che contribuisce in modo importante alla ricchezza della biodiversità.

Dopo la sintetica ma emozionata apertura del presidente dell’associazione Gruppo cinofilo Verona Romano Sparapan – che sentendo “il richiamo del lupo” ha voluto organizzare l’evento – e la carrellata di meravigliose immagini di Silvano Paiola, che da 6 anni fotografa i lupi in Lessinia, è stato possibile ascoltare un esperto di fauna selvatica (di grandi predatori in particolare) come Giorgio Boscagli, autore del primo libro sul lupo, risalente al 1985.

Anche se fino all’estremo oriente era diffusa fin dall’antichità la credenza per cui il lupo avesse un’origine malefica, mentre in un tempo non troppo remoto, in alcune aree, i “lupari” erano visti come benefattori, oggi è ben chiaro il fatto che il suo estinguersi recherebbe un grave danno all’intero patrimonio naturale collettivo.

Francesco Mezzatesta, ornitologo, afferma che in Italia, purtroppo, “non c’è la cultura della natura”, che andrebbe promossa fin dalla scuola elementare con passeggiate outdoor volte a conoscere la biodiversità attraverso l’osservazione (biowatching).

Ma poi, a fronte dei tanti presunti o reali danni causati dal lupo, spesso esagerati dai mass media, siamo sicuri che i cinghiali non rechino danni peggiori?

Attenzione quindi alle cosiddette fake news che, toccando tutti gli argomenti, imperversano nel web e non solo: le notizie pubblicate spesso non sono state verificate. E alimentano false credenze, ad esempio l’idea che i lupi preferiscano predare gli animali domestici o il bestiame (l’esame delle feci dimostra il contrario) o che siano pericolosi per l’uomo, quando non v’è notizia di attacchi dal 1800.

Ridurre il numero di lupi, inoltre, uccidendo dei capibranco, potrebbe destrutturare i branchi, i cui componenti, non più guidati nella caccia agli erbivori, potrebbero indirizzarsi verso gli animali domestici. Nei branchi vige infatti una gerarchia precisa, finalizzata alla sopravvivenza.

E’ dal 1976 che il lupo è specie protetta, scampata all’estinzione grazie alla continuità di presenza negli Appennini in regioni come abruzzo, calabria e basilicata, dove anche per questo motivo è maggiormente accettato come parte integrante del territorio.

Ma tornando ai giorni nostri, e soprattutto “a casa nostra”, va ricordato che in Lessinia, la coppia Slavc-Giulietta si forma solo nel 2012, mentre i branchi stimati sulle Alpi italiane sono 47.

Le difficoltà e i grattacapi dagli allevatori della Lessinia trovano una portavoce in Silvia Montanaro, giovane pastora errante di pecore che dichiara decisamente quanto il lupo, tra gli allevatori come lei, “faccia rabbia piuttosto che paura”. E cerca di mettere il pubblico nei panni di chi, come lei, per lavorare ora deve fare “doppia fatica”, inclusa quella di imparare ad utilizzare i presidi, seppur forniti gratuitamente, da Life Wolfalps.

Evidente è che sussiste un gap culturale implicante un adeguamento a nuove condizioni ed una maggior fatica, come fa notare il veterinario Mario Andreani, illustrando le notevoli differenze tra la zootecnia appenninica e quella lessinica. Nella prima, le perdite sono esigue, nonostante il grande numero di ovini e bovini.  Ciò non toglie che, per quanto il nuovo onere possa ritenersi impressionante, si tratta oramai di un processo naturale inarrestabile.

Tutti d’accordo nel ribadire che la tutela del lupo passa per quella delle attività di allevamento, come ribadisce Renato Semenzato, biologo del progetto Life Wolfalps, il quale testimonia con soddisfazione la fruttuosa assistenza fornita a tanti allevatori nell’allestire recinti a misura delle proprie esigenze. E invita a non stupirsi del ritorno del lupo in Lessinia, che con la sua vasta prateria costituisce una sorta di tavola imbandita per un grande predatore; in fin dei conti, a 20 km da Trieste o in periferia a Bologna, il lupo non ha mai smesso di aggirarsi.

Le situazioni degli allevatori sono sicuramente molto diversificate, e a questo si aggiunge, purtroppo, un deficit di comunicazione che ha alimentato un muro anti-conoscenza, tant’è che solo dal 2016 si sono cominciati ad usare i primi presidi anti-lupo.

Secondo Semenzato, la Lessinia è quasi un unicum a livello nazionale, con i suoi 5000/6000 capi all’alpeggio. Ma la soluzione a quanto pare c’è, va solo spinta, stando al fianco degli allevatori.

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Escursione primaverile in Val Liona, nel cuore dei bellissimi Monti Berici

Domenica 20 maggio, a partire dalla mattina, percorreremo suggestivi sentieri tra boschi di carpini, roverelle e ginepri, scoprendo vecchie fontane e godendo di vedute mozzafiato sulla Val Liona, in un paesaggio tuttora testimone dell’antica armonia uomo-natura.

L’escursione è costituita da un emozionante giro ad anello che partendo dal paese di San Germano dei Berici sale ai Monti Faeo e Lupia addentrandosi nella vegetazione, ora fitta ora rada, dei Monti Berici, toccando così molti punti di interesse paesaggistico e storico-antropico.

Aggirandoci tra antiche Fontane, Buse d’acqua, contrade e costruzioni a secco – dette “casotti” – sempre accompagnati dall’incantevole presenza di svariate essenze (bagolaro, roverella, carpino nero, albero di giuda e molte altre), perverremo, prima di scendere a valle, ad una magnifica visione sulla Val Liona verso sud.

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Caratteristiche tecniche del percorso

Lunghezza: 13 km circa

Durata: 7 ore circa

Difficoltà: E

Partenza: ritrovo in piazza della Pace (parcheggio) a San Germano dei Berici (Vicenza) alle 9:30 oppure alle 8:30 al parcheggio E33 di San Martino Buon Albergo (Verona).

Escursione che richiede un minimo di allenamento. Per le caratteristiche del percorso non è possibile utilizzare passeggini.

Equipaggiamento richiesto: pedule, scarponi o scarpe da ginnastica da trail.

Da portare con sé: acqua, pranzo a sacco, crema solare, copricapo, impermeabile leggero con cappuccio, felpa.

Chi vuole può usare i propri bastoncini da nordic walking.

Per altre indicazioni o informazioni, telefonatemi (3756104267) o scrivetemi qui: Sil.gambato@gmail.com

Iscrizioni: entro sabato 19 maggio al 3756104267 (telefonare o inviare messaggio su whatsapp) indicando nome e cognome.

L’escursione sarà effettuata al raggiungimento del numero minimo di partecipanti (10 persone).

Costi: 10 € adulti, 4 € bambini fino a 12 anni.

Vi aspetto!!